La mastoplastica additiva è tra gli interventi di chirurgia estetica più richiesti al mondo, ma anche uno di quelli con più variabili da conoscere prima di scegliere: tipo di protesi, punto di incisione, posizionamento e, non ultima, l'esperienza documentata del chirurgo incidono tutti sul risultato finale e sulla sua durata nel tempo.

Questa guida spiega come sono fatte le protesi mammarie, quali tecniche chirurgiche esistono, cosa aspettarsi durante il recupero e quali domande porre prima di firmare un preventivo.

In questo articolo

Cos'è la mastoplastica additiva e a chi si rivolge

La mastoplastica additiva è l'intervento di chirurgia plastica che aumenta il volume del seno tramite l'inserimento di una protesi. Le richieste più comuni sono l'aumento di un volume percepito come insufficiente, la correzione di un'asimmetria tra i due lati, o il recupero del volume perso dopo una gravidanza o un allattamento. In un contesto diverso, la stessa tecnica si utilizza anche nella ricostruzione mammaria dopo una mastectomia, in genere in équipe con l'oncologo.

Aumento di volume e sollevamento sono due cose diverse

Se il seno, oltre a un volume ridotto, presenta anche una caduta significativa (ptosi), la sola protesi non risolve il problema del tutto. In questi casi il chirurgo può proporre una mastopessi additiva, che combina protesi e sollevamento nello stesso intervento.

Le protesi mammarie: materiali e superfici

Materiali di riempimento delle protesi mammarie
TipoCaratteristiche
Gel di silicone coesivoIl più diffuso oggi: consistenza simile al tessuto naturale, mantiene la forma anche in caso di rottura della membrana esterna, senza svuotarsi di colpo
Soluzione salina (fisiologica)Meno diffusa nella chirurgia estetica moderna: si sgonfia in modo rapido e visibile in caso di rottura, ma consente incisioni più piccole perché viene riempita dopo l'inserimento

Le protesi si distinguono anche per il tipo di superficie: quella liscia tende a muoversi più liberamente all'interno della tasca chirurgica; quella testurizzata riduce il rischio di rotazione, un aspetto importante soprattutto con le protesi a forma anatomica.

BIA-ALCL: un rischio raro ma da conoscere

Alcune protesi a superficie testurizzata sono state associate, in casi rari, a un linfoma non comune chiamato BIA-ALCL (linfoma anaplastico a grandi cellule associato a protesi mammarie), riconosciuto dalle autorità regolatorie internazionali. Il rischio resta basso, ma è un punto che vale la pena discutere esplicitamente con il chirurgo, insieme al tipo di superficie proposto per il proprio caso.

Forma e proiezione: come si sceglie la protesi

  • Rotonda: dona pienezza uniforme, anche nella parte superiore del seno; se ruota leggermente nella tasca il risultato non cambia, perché è simmetrica su tutti i lati.
  • Anatomica (a goccia): riproduce il declivio naturale del seno, con più pienezza in basso e meno in alto; se ruota nella tasca il risultato può apparire visibilmente alterato, per questo si abbina spesso a una superficie testurizzata.
  • Proiezione: quanto la protesi "sporge" in avanti a parità di base — bassa, media o alta, scelta in base alla larghezza del torace e al risultato desiderato.

La misura si esprime in cc, non in taglia di reggiseno

Le protesi si misurano in centimetri cubici (cc) di volume, non in taglia di reggiseno: la stessa protesi può dare risultati visivamente diversi su corporature diverse. Un buon consulto include sempre una prova con "sizer" (protesi di prova) per vedere un'indicazione del risultato prima dell'intervento.

Le vie di accesso chirurgico

Le principali vie di accesso chirurgico
Via di accessoDove si trova la cicatriceDa considerare
PeriareolareLungo il bordo dell'areolaCicatrice ben mimetizzata nel cambio di colore della pelle, non sempre indicata per protesi di grandi dimensioni
Sottomammaria (inframammaria)Nella piega sotto il senoVia più usata: accesso diretto e ampio, cicatrice nascosta nella piega naturale
Ascellare (transascellare)Nella piega dell'ascellaNessuna cicatrice sul seno, ma accesso più indiretto e tecnicamente più complesso

La scelta dipende dalla combinazione tra preferenza ed esperienza del chirurgo, dimensione della protesi e anatomia della paziente: nessuna via di accesso è universalmente la migliore.

Dove viene posizionata la protesi

Chirurgo che mostra a una paziente diversi tipi di protesi mammarie: rotonda, anatomica e ad alta proiezione
Forma, proiezione e posizionamento della protesi vengono scelti insieme, in base all'anatomia e al risultato desiderato — non esiste una combinazione valida per tutte.
  • Sottoghiandolare: la protesi viene posizionata sopra il muscolo pettorale, sotto la ghiandola mammaria — recupero generalmente meno doloroso, ma il profilo superiore può risultare meno naturale in chi parte con poco tessuto proprio.
  • Sottomuscolare: copertura maggiore del bordo della protesi, risultato spesso più naturale in chi ha poco seno di partenza, ma recupero inizialmente più fastidioso.
  • Dual plane: tecnica intermedia, oggi la più diffusa — la parte superiore della protesi resta sotto il muscolo, la parte inferiore sotto la ghiandola, cercando di unire i vantaggi delle due posizioni.

Come si svolge l'intervento

  • Anestesia: generale, in quasi tutti i casi.
  • Durata: indicativamente 1-2 ore, in base alla tecnica e all'eventuale correzione combinata (es. mastopessi).
  • Degenza: può essere in day surgery o con una notte di ricovero, a seconda della clinica e delle condizioni della paziente.
  • Drenaggi: in alcuni casi vengono posizionati drenaggi temporanei, rimossi nei giorni successivi.

Il decorso post-operatorio, settimana per settimana

Tempistiche indicative di recupero dopo una mastoplastica additiva
FaseCosa aspettarsi
Prima settimanaReggiseno contenitivo da indossare giorno e notte, gonfiore e indolenzimento, movimenti delle braccia limitati
1-2 settimanePossibile ripresa di un lavoro non fisico, riduzione del gonfiore e dei lividi principali
3-6 settimaneRipresa graduale di attività fisica leggera; da evitare ancora sport che coinvolgono il petto o sollevamenti sopra la testa
6-8 settimaneVia libera generalmente per attività fisica intensa e sport di contatto, previo controllo del chirurgo
3-6 mesiLe protesi completano il loro assestamento nella tasca: il seno assume una forma e una posizione più naturale rispetto ai primi mesi

Le protesi "si assestano" nei mesi successivi

Nei primi mesi il seno operato appare spesso più alto e rigido del risultato finale: è normale, ed è dovuto al graduale rilassamento dei tessuti attorno alla protesi (fenomeno noto come drop and fluff). Il risultato definitivo si valuta non prima di 3-6 mesi.

Rischi e complicanze da conoscere

  • Contrattura capsulare: il tessuto cicatriziale che si forma attorno alla protesi si indurisce e ne altera forma o consistenza — è la complicanza a lungo termine più comune e può richiedere un nuovo intervento.
  • Rottura o deflazione della protesi: nel tempo, ogni protesi ha un rischio di rottura non nullo; con il gel coesivo è spesso silente (asintomatica) e va individuata con controlli di imaging periodici.
  • Asimmetria o rotazione della protesi, soprattutto con le protesi a forma anatomica.
  • Alterazione della sensibilità del capezzolo o della pelle circostante, temporanea nella maggior parte dei casi, permanente in una minoranza.
  • BIA-ALCL, come indicato sopra: un rischio raro ma riconosciuto, legato in particolare ad alcune protesi testurizzate.
  • Le protesi non durano per sempre: non sono garantite a vita — nel corso degli anni va messa in conto una possibile sostituzione, anche in assenza di problemi evidenti.

I controlli nel tempo non finiscono con l'intervento

Diverse autorità sanitarie internazionali raccomandano controlli periodici nel tempo (in genere ecografia o risonanza magnetica) per verificare l'integrità della protesi, anche in assenza di sintomi. È un impegno da mettere in conto insieme alla scelta dell'intervento, non un'informazione da scoprire in seguito.

Cosa deve includere il preventivo

  • Marca e modello della protesi, dichiarati per iscritto — non solo "protesi in silicone di alta qualità" in modo generico.
  • Garanzia del produttore sulla protesi: molte case produttrici offrono garanzie specifiche in caso di rottura entro un certo numero di anni.
  • Onorario del chirurgo, sala operatoria ed équipe anestesiologica.
  • Eventuale notte di degenza, se prevista.
  • Controlli post-operatori inclusi, e per quanto tempo dopo l'intervento.

La marca della protesi conta, come per gli impianti dentali

Come per gli impianti dentali, anche per le protesi mammarie la marca dichiarata per iscritto conta: permette di verificare certificazioni, garanzie del produttore e reperibilità di informazioni in caso di controlli futuri. Tra i marchi con certificazioni internazionali diffuse ci sono, ad esempio, Motiva, Mentor, Allergan Natrelle, Polytech e Sebbin — ma la marca da sola non sostituisce la valutazione del chirurgo sul caso specifico.

Le domande da fare al chirurgo

  • Quanti interventi di mastoplastica additiva esegue ogni anno, e può mostrare casi comparabili al mio?
  • Che marca e modello di protesi userà, e perché la ritiene indicata per il mio caso?
  • Che tipo di superficie ha la protesi proposta, e cosa significa per il rischio di rotazione o di BIA-ALCL?
  • Quale via di accesso e quale posizionamento consiglia, e perché?
  • Che garanzia offre il produttore sulla protesi?
  • Cosa succede in caso di rottura o contrattura capsulare nel tempo — è previsto un percorso o un costo aggiuntivo?