Quando il seno ha perso volume e tono insieme — dopo una gravidanza, un allattamento o un dimagrimento importante — una protesi da sola spesso non basta: serve anche sollevare il tessuto. È qui che entra in gioco la mastopessi additiva, l'intervento che combina protesi e sollevamento nella stessa seduta.
È anche uno degli interventi di chirurgia estetica del seno con più variabili tecniche da capire prima di scegliere: quanto seno è caduto, che tipo di incisione serve — inclusa la cosiddetta cicatrice a T — e come si bilanciano pelle e protesi senza compromettere il risultato nel tempo.
In questo articolo
Cos'è la mastopessi additiva e a chi si rivolge
La mastopessi additiva combina due interventi in una sola seduta: la mastopessi, che solleva il seno riposizionando ghiandola, pelle e complesso areola-capezzolo più in alto, e la mastoplastica additiva, che ne aumenta il volume con una protesi. Si rivolge a chi presenta insieme due condizioni — poco volume e una caduta (ptosi) significativa — per cui né la sola protesi né il solo sollevamento, presi singolarmente, darebbero un risultato soddisfacente.
- Dopo gravidanza e allattamento, quando ghiandola e pelle hanno perso elasticità e volume insieme.
- Dopo un dimagrimento importante, con eccesso di pelle e riduzione del tessuto ghiandolare.
- Per invecchiamento naturale dei tessuti, quando la sola perdita di tono non è accompagnata da una perdita di volume tale da richiedere solo una protesi.
Non è la somma di due interventi separati
Anche se combina due obiettivi, la mastopessi additiva è pianificata e eseguita come un intervento unico: il chirurgo deve bilanciare quanta pelle rimuovere, quanto sollevare il complesso areola-capezzolo e quale protesi inserire, tenendo conto che ogni scelta influenza le altre due.
Come si misura la caduta del seno
Prima di scegliere la tecnica, il chirurgo valuta il grado di ptosi mammaria, cioè quanto il capezzolo è sceso rispetto alla piega sottomammaria (il solco sotto il seno). È questa misura, più della sola percezione soggettiva, a orientare la scelta dell'incisione.
| Grado | Posizione del capezzolo |
|---|---|
| Pseudoptosi | Il capezzolo è ancora sopra la piega sottomammaria, ma la ghiandola è scesa sotto di essa — spesso gestibile con la sola protesi |
| Grado I (lieve) | Il capezzolo è all'altezza della piega sottomammaria |
| Grado II (moderata) | Il capezzolo è sotto la piega, ma sopra il punto più basso del seno |
| Grado III (severa) | Il capezzolo è nel punto più basso del seno o oltre, rivolto verso il basso |
In generale, più il grado è alto, più l'incisione dovrà essere estesa per riposizionare correttamente il complesso areola-capezzolo e rimuovere la pelle in eccesso: è questa la logica dietro la scelta tra le tre tecniche descritte nella prossima sezione.
Le tecniche di incisione: periareolare, verticale e a T
Esistono tre pattern di incisione principali, ciascuno indicato per un grado di ptosi diverso. La scelta non è estetica in senso stretto: è una conseguenza diretta di quanta pelle va rimossa per ottenere un sollevamento stabile.
| Tecnica | Forma della cicatrice | Indicata per |
|---|---|---|
| Periareolare (donut) | Un cerchio attorno al bordo dell'areola | Ptosi lieve o pseudoptosi, quando serve sollevare poco tessuto |
| Verticale (lollipop) | Attorno all'areola più una linea verticale fino alla piega sottomammaria | Ptosi da lieve a moderata |
| A T (o ad ancora) | Attorno all'areola, una linea verticale e una lungo la piega sottomammaria, a formare appunto una T rovesciata | Ptosi moderata o severa, quando serve rimuovere una quantità importante di pelle in eccesso |
Nessun chirurgo serio sceglie la tecnica più estesa "per sicurezza": si usa la cicatrice minima sufficiente a ottenere un risultato stabile nel tempo, perché una cicatrice più estesa comporta più segno visibile a fronte dello stesso obiettivo, se non è davvero necessaria.
La cicatrice a T: come funziona e cosa aspettarsi
La cicatrice a T (detta anche "ad ancora", per la forma che ricorda un'ancora navale) è la tecnica più estesa tra le tre, e diventa necessaria quando la ptosi è moderata o severa: in questi casi va rimossa una quantità di pelle tale che le sole incisioni periareolare o verticale non sarebbero sufficienti a ridistribuirla in modo stabile.
- Incisione periareolare: attorno al bordo dell'areola, come nelle altre tecniche.
- Incisione verticale: dal bordo inferiore dell'areola fino alla piega sottomammaria.
- Incisione orizzontale: lungo la piega sottomammaria stessa, dove le prime due incisioni si incontrano formando la T rovesciata.
Il punto in cui le tre linee si incontrano — al centro della piega sottomammaria — è anche il punto più delicato per la guarigione: è una zona sottoposta a maggiore tensione, ed è dove più spesso si osservano piccoli ritardi di cicatrizzazione o una cicatrice leggermente più visibile rispetto al resto dell'incisione.
La cicatrice matura, non scompare
Nei primi mesi la cicatrice a T è rossa, leggermente rilevata e ben visibile. Nel corso di 12-18 mesi tende a schiarirsi e appiattirsi in modo significativo, ma resta permanente. La piega sottomammaria e, per chi indossa il reggiseno, la parte verticale restano comunque le porzioni meno esposte alla vista quotidiana.
La scelta della protesi in un intervento combinato
Nella mastopessi additiva, la protesi non serve solo ad aumentare il volume: aiuta anche a riempire la parte superiore del seno, spesso la zona più svuotata in presenza di ptosi. Per questo motivo si privilegiano generalmente protesi con proiezione moderata e volumi non eccessivi rispetto alla pelle disponibile — una protesi troppo grande, su pelle già poco elastica, accelera la ricaduta del risultato nel tempo (fenomeno noto come "bottoming out").
A volte conviene separare i due interventi
Quando la ptosi è severa o i tessuti sono particolarmente sottili, alcuni chirurghi preferiscono eseguire prima il sollevamento e, dopo alcuni mesi di guarigione, la protesi in un secondo intervento — per ridurre il rischio di complicanze legate all'irrorazione sanguigna del complesso areola-capezzolo. Non è una scelta obbligata, ma va discussa esplicitamente se il caso è complesso.
Come si svolge l'intervento
- Anestesia: generale, in quasi tutti i casi.
- Durata: indicativamente 2-4 ore, più lunga di una mastoplastica additiva da sola, per via della componente di sollevamento.
- Degenza: spesso prevista una notte di ricovero, più frequentemente rispetto alla sola mastoplastica additiva.
- Drenaggi: usati più spesso che in una mastoplastica additiva semplice, per la maggiore estensione dei tessuti scollati.
Il decorso post-operatorio, settimana per settimana
| Fase | Cosa aspettarsi |
|---|---|
| Prima settimana | Reggiseno contenitivo giorno e notte, gonfiore, indolenzimento maggiore lungo le linee di incisione rispetto alla sola protesi |
| 1-2 settimane | Rimozione di eventuali drenaggi e punti non riassorbibili, possibile ripresa di un lavoro non fisico |
| 3-6 settimane | Ripresa graduale di attività fisica leggera; le cicatrici sono ancora rosse e in fase attiva di guarigione |
| 6-8 settimane | Via libera generalmente per attività fisica intensa, previo controllo del chirurgo |
| 3-6 mesi | Assestamento della protesi e ammorbidimento dei tessuti; la cicatrice inizia a schiarirsi |
| 12-18 mesi | Maturazione completa della cicatrice, che raggiunge il suo aspetto definitivo |
Rischi e complicanze specifiche
Ai rischi comuni a qualunque intervento sul seno con protesi (contrattura capsulare, rottura, asimmetria, BIA-ALCL — approfonditi nella guida sulla mastoplastica additiva), la mastopessi additiva aggiunge alcune complicanze specifiche legate alla combinazione di sollevamento e protesi nello stesso intervento.
- Ritardo di cicatrizzazione nel punto di incontro delle incisioni (il centro della T), l'area sottoposta a maggiore tensione.
- Alterazione della sensibilità o, raramente, della vascolarizzazione del complesso areola-capezzolo, per via della maggiore manipolazione dei tessuti.
- Ricaduta parziale del risultato nel tempo (bottoming out), più probabile se la protesi scelta è sproporzionata rispetto alla qualità della pelle residua.
- Asimmetria tra i due lati, sia di forma sia di posizione del capezzolo, da correggere eventualmente con un ritocco.
- Cicatrici più estese e potenzialmente più visibili rispetto alla sola mastoplastica additiva, in particolare con la tecnica a T.
È un intervento più complesso, non un upgrade della mastoplastica additiva
Combinare sollevamento e protesi richiede più esperienza tecnica rispetto a ciascuno dei due interventi preso singolarmente, proprio per il maggior numero di variabili da bilanciare insieme. Vale la pena chiedere esplicitamente quanti interventi combinati — non solo di mastoplastica additiva semplice — il chirurgo ha eseguito.
Cosa deve includere il preventivo
- Marca e modello della protesi, dichiarati per iscritto, con relativa garanzia del produttore.
- Tecnica di incisione prevista (periareolare, verticale o a T) e il motivo per cui è indicata nel caso specifico.
- Onorario del chirurgo, sala operatoria ed équipe anestesiologica.
- Eventuale notte di degenza, se prevista.
- Controlli post-operatori inclusi, e per quanto tempo dopo l'intervento.
- Politica in caso di revisione della cicatrice o di asimmetria residua dopo la guarigione completa.
Le domande da fare al chirurgo
- Quanti interventi di mastopessi additiva combinata esegue ogni anno, non solo di mastoplastica additiva semplice?
- Che grado di ptosi ho, secondo la sua valutazione, e quale tecnica di incisione ne consegue?
- Consiglia di eseguire sollevamento e protesi nella stessa seduta o in due tempi separati, nel mio caso?
- Che marca e volume di protesi ritiene indicati per la qualità della mia pelle attuale?
- Cosa succede se, dopo la guarigione, la cicatrice nel punto centrale della T non guarisce bene?
- I controlli post-operatori e un eventuale ritocco della cicatrice sono inclusi nel prezzo?